Cerca nel sito:

Il Politeama viene costruito grazie ad un lascito, ammontante a L. 180.000, dell'avv. Giuseppe Boglione, mancato nel 1893. Così recitava il suo testamento olografo, letto in consiglio comunale il 4 aprile dello stesso anno:

Del rimanente istituisco erede il comune di Bra perché realizzi il patrimonio e lo spenda in opere di abbellimento del Comune nel circondario interno. Intendo esser sepolto civilmente. Si costruisca a spese del comune un crematoio con non meno di lire trentamila ed, appena ultimato, si cremi il mio corpo, e le mie ceneri siano sotterrate nella tomba di famiglia. Muoio repubblicano. Viva il mio maestro Mazzini!

Le volontà dell'avvocato sono chiare, la somma deve essere destinata ad opere "sociali", di abbellimento della città. Sulle pagine dell' «Eco della Zizzola» si apre un "democratico" dibattito tra i lettori, che si trascina per più numeri e settimane, in modo che la città venga coinvolta nell'utilizzo della somma. Si pensa ad un tempio "a Melpomene e Talia", da ergersi vicino al Teatro Sorba, ormai fatiscente e dismesso, a partire dal 1873.
Per la costruzione, viene chiamato un ingegnere- architetto di grido: il milanese Achille Sfondrini, nome conosciuto sia in Italia che all'estero, "una specialità luminosa in campo teatrale dove già contano ammirazione altri teatri da lui svolti in poemi d'architettura e d'acustica, quali sono il teatro Verdi di Padova, il teatro lirico di Milano, il teatro Comunale di Salò ecc...

Ma il modello per il nuovo teatro di fine secolo è senz'altro il Costanzi di Roma che lo Sfondrini ha ipotizzato come un ambiente elegante, "estetico e pratico" al contempo, ma nello stesso tempo capiente e grandioso, dall'acustica perfetta, con palchi e gallerie.
L'architetto manda in omaggio all'Amministrazione comunale di Bra un disegno del nuovo teatro Apollo, da lui appena ultimato a Lugano, chiedendo i dati della popolazione, il sito del teatro, la cifra che il comune intende stanziare, dettando però condizioni chiare: non avrebbe accettato di partecipare ad un concorso, preferendo ordinazioni dirette.
La sede scelta è in piazza Carlo Alberto, su area comunale, la cifra stanziata L. 116.000 nette; sul tempo di esecuzione, il progettista risponde che è nel suo interesse farlo nel più breve tempo possibile, comunque non oltre i dieci mesi dall'inizio dei lavori. Il teatro sarà corredato di una platea, di una galleria e di un ordine di palchi, impreziositi da leggiadre colonnine di separazione

un edificio che, se non potrà gareggiare in lusso e sfarzo con quelli precedentemente costruiti, potrà però avere le stesse caratteristiche: funzionalità, signorilità, acustica più che buona, palcoscenico spazioso e profondo, cupola.

Il progetto è approvato il 22 luglio 1898. L'iter del neo-teatro non si può certo dire fortunato: a parte i problemi economici, le polemiche, gli scontri ideologici, si abbatte anche un'altra più grave sciagura, la morte dello Sfondrini il 7 febbraio del 1900, quando il teatro è ormai in fase di completamento e quasi pronto per l'inaugurazione. Viene incaricato, il 24 marzo 1900, lo studio dell' ing. Cesare Meano di Torino del collaudo dell'opera e della liquidazione dei lavori eseguiti dallo Sfondrini. Il Meano appura che il progettista aveva proceduto "con lodevole solerzia", che i lavori vennero in massima parte condotti "a lodevole compimento", che pochissimi erano quelli mancanti, che "le parti da ultimare erano per lo più opere di finimento che altro, e che i lavori che presentavano qualche inconveniente erano quelli eseguiti per ultimi sia per la fretta, sia per la stagione invernale". La cifra dell'opera ammonta, a consuntivo, a L. 170.000.

L'inaugurazione avviene il 1° settembre del 1900, con l'opera II Rigoletto di Giuseppe Verdi, eseguita dall' orchestra del Teatro Regio di Torino (composta di 32 elementi, 14 coristi e 8 ballerine del corpo di ballo); il maestro concertatore è Federico Collino, gli interpreti principali: la soprano Lia Migliardi, il mezzo soprano Amelia Caramelli, il tenore Alfredo Ramella, il baritono Enrico Broggi Muttini, il basso Francesco Spangher. Si tratta di un'inaugurazione grandiosa, che si inserisce nell'ambito di una settimana di manifestazioni che coinvolgono tutta la città. I giudizi sul teatro sono entusiasti:

La curva graziosa della sala si innesta stupendamente colla bocca d'opera a disegno architettonico ben concepito. Notevole è l'altezza del palco: ben ideata la disposizione del luogo per l'orchestra con sottostante cassa armonica; elegante la distesa di palchi, comoda la prima galleria e la seconda. Di una semplice eleganza ammirevole è l'atrio, illuminato a gas dalla ditta De Bartolomeis. Il pregio è l'acustica "senza né risonanze né punti afoni".

Inizia così un'intensa attività del teatro. Le stagioni dedicate alla lirica, a ridosso dei veglioni di Carnevale, sono in modo costante per più di un decennio, fino alla prima guerra mondiale, due, con l'aggiunta a volte di operette dislocate nel corso dei mesi. Si aggiungono gli spettacoli di prosa in italiano o dialetto (ma è quest'ultimo che predomina), con testi che appartengono al repertorio ancora ottocentesco, in genere psicologico - borghese, il cui fine è sempre la "rigenerazione morale" del pubblico.
Il Politeama diventa un teatro dai mille usi nel ventennio fascista: si sprecano le parate o conferenze di regime, le befane "fasciste", le proiezioni di film come Camicie nere, l'esibizione di giovani balilla pronti a recitare in nome della Patria. Poi con la gestione affidata a privati (il Comune si riserva di gestire in proprio qualche serata) e con il collaudo dell'edificio nel '31 "per uso cinematografico" si chiude definitivamente una fase. Ma i problemi del Politeama non finiscono qui. Sta ormai subendo, causa il cattivo impianto di riscaldamento, la concorrenza di altri locali cittadini, soprattutto i saloni parrocchiali. Il declassamento, a locale di quarta categoria, arriva preannunciato nel 1939, quando il Podestà informa che il teatro civico non è adatto per spettacoli lirici e concertistici e sancito nel '40. Ormai fatiscente, verrà ristrutturato all'interno, con lo smantellamento dei palchi, nel 1954. Sarà dichiarato inagibile alla fine degli anni ottanta.

Cetta Bernardo